Venere in metrò di Giuseppe Culicchia

By Karl, April 5, 2014

Venere i metrò è una satira alla società e ai mass media che influenzano l’opinione pubblica,che vuole lo stereotipo della super donna abile a destreggiarsi tra gli eventi della giornata e ad assolvere molteplici ruoli,spesso in conflitto tra loro quali quelli della moglie,madre,lavoratrice,casalinga.                                     La protagonista Gaia,38 anni e taglia 38,vive in una sua Milano personale da bere,come in una carrellata di beate inutilità circondate dal nulla,tra un costosissimo apericena( Gaia sostiene di esserne l’inventrice),una sfilata di moda,lo psicanalista,le incombenze con la servitù.Gaia passa le sue giornate tra un marito ricco e inutile,un amante sposato,Nicolò il cui profilo su Facebook dice sempre innamorato,una figlia che va alla scuola steineriana e rientra nel novero delle dodicenni ricche e orfane a loro insaputa.Con le inseparabili amiche Ilaria e Solaria percorre una Milano sconosciuta ai più tra ammucchiate di vip ai galà degli stilisti e sfilze di modelle altissime,biondissime e stranierissime. Questa vita sembra una rincorsa ai beni più esclusivi e alla felicità conquistata a suon di carte di credito ma,qualcosa si spezza,in questo universo di lusso a perdere,quando Gaia scopre che il marito ha perso tutto al gioco,accumulando una montagna di debiti scompare la casa super-acessoriata,le spese folli, scompare l’oasi rassicurante nella quale Gaia ha pensato di vivere per sempre.Gaia accetta quasi con curiosa soddisfazione la sua discesa verso il quotidiano,il suo status di nullatenente disoccupata,costretta a viaggiare in metrò anzichè in Range Rover.    Anche le lancette dell’orologio fermo due volte al giorno,segnano l’ora esatta,come dice la psicanalista al termine della seduta da trecento euro,anche Gaia all’inizio della storia ,superficiale,finta ,vacua,può trovare a un certo punto un equilibrio insperato e risorse inaspettate. Questo impietoso,sarcastico rendiconto sociale di una generazione ricca,rammollita e senza qualità creano un’atmosfera di assurdità così evidente da rendere ancora più spietata la satira nei confronti di questo spicchio di società italiana.                                 In questa sfilata di personaggi Culicchia ci presenta ancora una volta un mondo tappezzato di firme e di marchi,non racconta ma incide,scolpisce,deride,e coglie il punto esatto di un’inutilità sociale che si spera possa diventare in breve la memoria grottesca di queste stagioni povere e desolate.